Negli ultimi mesi, nella sezione Ufficio di stregoneria di questo magazine, abbiamo intrapreso un viaggio illustrativo di alcuni temi fondanti del romanzo che presenteremo ad Assisi il 17 ottobre, nell’ambito del Festival YogAssisi 2026. Abbiamo esplorato le crepe e le incrinature di un mondo che crediamo saldamente razionale, ma che custodisce invece, sotterranea e tenace, una memoria fatta di simboli, riti, visioni e poteri più o meno dissimulati. In questo senso Ufficio di stregoneria è il libro delle ombre delle streghe.
La ricerca della spiritualità originaria
Il punto di partenza di Ufficio di stregoneria risiede nella constatazione che chi oggi cerca una spiritualità autentica nostrana si muove tra i resti di un naufragio. Come ogni naufragio, non un evento programmato e programmatico ma venuto in essere per una serie millenaria di circostanze: volute, casuali, contraddittorie, incontrollabili. Circostanze che comunque, perlomeno in ambito europeo, hanno teso a espropriare gli individui – e in particolar modo le donne – della loro connessione diretta e originaria con il sacro. Ammesso e non concesso che tale “connessione originaria” sia mai esistita… (e non sia appunto una costruzione progressiva fatta di tentativi ed errori e bisticci gestionali).
Viviamo immersi in narrazioni che assorbiamo come l’aria che respiriamo, dimenticando che appartengono alle storie culturali che gli esseri umani si raccontano a vicenda, a volte con gran successo, altre con meno.
La magia come grammatica dell'invisibile
Se la magia è una costante umana – come abbiamo visto analizzando filtri, legamenti e atti psicomagici – il romanzo Ufficio di stregoneria la reinterpreta come una vera e propria "grammatica". Non un caso che il termine "grimorio" derivi proprio da grammaire: la magia è questione di sintassi, di corrispondenze segrete tra la materia e lo spirito, tra il microcosmo umano e il cosmo.
Nel romanzo questo significato grammaticale della magia è messo bianco su nero nel libro d’ore prodotto da una delle streghe del Circolo della Sibilla per le Ancelle inutili della Casa della Sagra Rimessa. La preghiera ortodossa e il sortilegio eretico finiscono per riunirsi sullo stesso supporto membranaceo, disegnato con inchiostri d'oro e tannino. La pagina scritta diventa allora un portale, un patto stretto tra il visibile e l'invisibile. Il libro non solo descrive il sacro ma lo crea.
Il sogno e la creazione di senso
Altro pilastro che sorregge l'architettura di Ufficio di stregoneria è la dimensione onirica – che peraltro è anche il tema del festival 2026. Nel romanzo molte cose prendono le mosse dal sogno perturbante dell'apparizione di una cinghialessa bianca con quattro cuccioli luminosi sul limitare di un bosco.
Il cinghiale, animale liminare per eccellenza tra il mondo emerso e quello sotterraneo, incarna l'irruzione del divino nell'umano. Il sogno è il magma originario, amorale e privo di censure, da cui la coscienza estrae forme informi e situazioni impossibile che possono però aprire a nuove prospettive. Lasciare spazio al sogno e alla scrittura significa abbattere le barriere che la morte erige tra noi e i nostri antenati o tra noi e le nostre potenzialità inespresse. Non è detto che il sogno sia riducibile a questo solamente, ma sicuramente lo include.
Il potere, la santità e l'eresia
Se il sogno e la magia rappresentano la spinta verticale verso il possibile (verso l’alto ma anche verso il basso), la storia umana si incarica di tracciare i confini del possibile, gli orizzontali del controllo. Le storie delle "sante vive" rinascimentali mostrano infatti che il sacro non è mai neutrale.
Le istituzioni politiche e religiose hanno sempre cercato di imbrigliare il carisma estatico trasformandolo in strumento di governo, se non proprio di dominance. Quando una figura mistica serve a legittimare il potere, allora viene protetta e innalzata agli altari; se, diversamente, sfugge al controllo o rischi di essere causa di crisi politica, viene invece bollata come eresia o stregoneria o "santità simulata" o cialtroneria. E qui vorrei aprire una parentesi (lunghina) sul tema verità storica e/o documentale, un qualcosa che sembra appartenere al mondo dimenticato di archivisti polverosi e che invece è sempre di un’attualità opprimente.
La doppia morale del documento
Quasi per caso (o per volontà algoritmiche) mi sono imbattuto qualche giorno fa nella docuserie Omicidio tra i mormoni, che esplora il caso di Mark Hofmann a Salt Lake City, Utah, nel 1985.
Negli anni ’80 del secolo scorso Hofmann divenne uno dei più celebri falsari della storia moderna. Hofmann non creava solo pezzi di carta da immettere sul mercato antiquario a prezzi altissimi, ma inventava reperti in grado di scardinare le fondamenta mitologiche e storiche su cui poggiava l'autorità della sua comunità religiosa. La reazione della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (i mormoni, appunto) fu illuminante: prima del tragico epilogo criminale legato agli omicidi, l'istituzione non si preoccupò granché dell'accertamento della verità storica, quanto della gestione del segreto. La chiesa stessa acquistò i documenti imbarazzanti per blindarli nei suoi archivi e sottrarli allo scrutinio della comunità scientifica allo scopo di neutralizzarli.
Il rogo della memoria francescana
Questa urgenza istituzionale di riscrivere il passato, o quanto meno di tenerlo sotto controllo, epurando magari ciò che risulta scomodo o incompatibile con le “ragioni di Stato”, trova un precedente storico cruciale nel cuore del XIII secolo, in un ambito molto caro al romanzo Ufficio di stregoneria.
Nel Capitolo Generale di Parigi del 1266, sotto la guida di Bonaventura da Bagnoregio, l’ordine dei frati minori decise di sterilizzare definitivamente la carica eversiva, pauperistica e spirituale del francescanesimo originario. Già durante il corso della sua breve e folgorante carriera di santità, la Curia di Roma aveva messo a Francesco d'Assisi un tutore che ne gestisse gli eccessi e ne indirizzasse la teologia (il cardinale Ugolino dei conti di Segni, poi papa Gregorio IX). L’ordine francescano era stato, per così dire, commissariato ancor prima di essere fondato, per volgerlo a favore della Chiesa ed evitarne le implicite derive eretiche.
Ma nel 1266, a causa della crisi tra frati conventuali e spirituali e del fatto che ogni convento, se non ogni frate, deteneva memorie più o meno private di Francesco e ne faceva quello che voleva, il Capitolo di Parigi ordinò a tutti i frati di tutti i conventi di distruggere tutte le precedenti biografie di san Francesco (a questo punto già santo) per sostituirle con la Legenda Maior, scritta appunto da Bonaventura da Bagnoregio, allora ministro generale dell'ordine francescano. Fu una colossale operazione di censura interna, per quanto non grossolana: si cambiarono i dettagli, le nuance della vita del santo, i sentimenti che sollecitava nei compagni e la memoria collettiva fu sterilizzata per garantire la sopravvivenza corporativa dell'apparato.
La doppia morale del documento (reprise)
Da quel fragoroso rogo della memoria francescana venne fuori un santo clericale, che non poteva più fare alcun danno all'istituzione. Sopravvissero un paio di copie delle vite prima e seconda di Tommaso da Celano in conventi remoti, mentre le vite private, quelle magari scritte su ricordi diretti dei compagni, si stanno ancora scoprendo. È la cosiddetta “questione francescana”.
La Chiesa dunque, come qualsiasi altra struttura di potere, può permettersi di comprare, occultare o reinterpretare selettivamente testi e fatti, adducendo motivi vari utili al caso e più o meno sensati, a piacere. Se d’altra parte la medesima attività viene portata avanti da un solo individuo o da un gruppo ristretto e antagonista di individui, allora la categoria da “ragione di Stato” diventa “criminalità” o “eresia” o “eversione” o “terrorismo”, ogni parola che indica la stessa idea applicata a momenti storici diversi. Doppio standard del lessico politico.
Ufficio di stregoneria: l'inquisizione permanente
È all'interno di questo perimetro di tensioni che si colloca l'universo narrativo di Ufficio di stregoneria, il romanzo che scandaglia i profondi meccanismi del controllo sociale. Ambientato in una città di pellegrinaggi, il libro mette in scena il cortocircuito che si innesca quando la strana morte di una giovane rompe la superficie levigata del quieto vivere.
Nel romanzo le dinamiche del potere non agiscono mai a viso aperto, ma attraverso la costruzione scientifica del nemico. L'opera attualizza con lucidità i processi per stregoneria, mostra come il meccanismo della caccia alle streghe non sia un reperto archiviato ma l’attività a cui ricorre ogni società che abbia bisogno di individuare un capro espiatorio per purificare le proprie colpe interne. Il sospetto come arma di governo, la calunnia come strumento di regolarizzazione sociale.
Eppure, proprio in questo scontro impari tra potere centralizzato e resistenza marginale, emerge la vera natura della libertà umana: laddove si scelga di abitare la faglia del dubbio piuttosto che piegarsi alla “pace nostra” imposta dal pulpito e dalla cancelleria.
Il senso ultimo: abitare la soglia
Giunti a questo punto, quale è il senso complessivo che possiamo dare alla presentazione di Ufficio di stregoneria al Festival YogAssisi 2026?
Il libro, in vari modi, ci lancia una sfida che riguarda direttamente la nostra pratica quotidiana, sia questa yoga, meditazione, ricerca interiore e perfino attività politica. Viviamo in un'epoca che pretende di aver reciso ogni legame con il mistero, riducendo l'esistenza a performance, produttività e misurazione algoritmica. Se non che il mistero viene poi ripreso in forma rappresentativa sotto forma di libri, film e serie, soprattutto a sfondo investigativo. Il che è un modo terra terra (ma anche molto umano) per risolvere i nostri conflitti interiori con l’invisibile e l’irragionevole, facendone spettacolo.
Ufficio di stregoneria compie invece un’operazione opposta: restituisce il diritto allo smarrimento e alla complessità, in una sorta di rito collettivo per riprendere possesso delle nostre narrazioni e scoprire, infine, che la magia e il sogno non sono mai fuori di noi, ma che anzi sono il battito segreto del nostro stesso cuore, anche quando magicamente producono scienza razionalista e vigile controllo del reale.
Il romanzo Ufficio di stregoneria di Laverna Della P. sarà presente al Festival YogAssisi 2026 in anteprima esclusiva, con una limited edition che nasce dalla volontà di legare l’opera al momento storico irripetibile dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.
Sabato 17 ottobre alle ore 21:30 si propone l’evento speciale: “Ufficio di stregoneria – Una sacra rappresentazione in sei momenti” ispirata al romanzo Ufficio di stregoneria di Laverna Della P. Un’esperienza immersiva di recitazione (Valentina Turi & Carlo Carones, con GM Turi), performance di danza (Daniela D’Aurizio) e meditazione con campane tibetane (Agnese Gentili).



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