La magia, una costante umana: filtro, legamento e atto psicomagico

Harry Roseland, Mixing the Love Potion

GM Turi

Insegno lingua e cultura italiana stranieri. Sono il fotografo di YogAssisi e il curatore didattico della scuola Satkama Yoga.

In occasione del Festival YogAssisi 2026 e delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario del passaggio di San Francesco, YogAssisi ETS è orgogliosa di presentare un’anteprima esclusiva: la limited edition del romanzo Ufficio di stregoneria di GM Turi. Questa pubblicazione speciale nasce dalla volontà di legare l’opera a un momento storico irripetibile, offrendo ai lettori un’edizione da collezione prima della distribuzione su larga scala. Questo, e gli altri articoli che seguiranno fino alla data del festival, ne presentano alcune tematiche in anteprima.

PRIMI 30 ISCRITTI AL FESTIVAl YOGASSISI 2026 RICEVERANNO UNA COPIA OMAGGIO “YOGASSISI FESTIVAL 2026 – LIMITED EDITION” DEL LIBRO.

Nonostante il trascorrere dei secoli, i mutamenti dei paradigmi culturali e le profonde trasformazioni sociali, la tendenza degli esseri umani a interpretare la realtà attraverso una lente magica non è mai smessa. Questa visione vede il mondo come una rete di corrispondenze e significati profondi.

La persistenza della visione magica

La persistenza delle pratiche magiche indica che la visione magica della realtà non è un residuo di ignoranza, bensì una struttura fondamentale della nostra psiche. Continuiamo a cercare nei riti e nelle formule modi per interagire con l’imponderabile, per dare un senso al caos e per sentirci parte attiva in un cosmo vivo.

L’evoluzione della civiltà occidentale è stata segnata da una progressiva spinta verso la razionalizzazione delle nostre relazioni con il mondo. Dalla filosofia greca fino all’attuale era digitale, cioè dal Logos alla matematica computazionale, il paradigma dominante ha cercato di spiegare ogni fenomeno e creare ogni ragionamento attraverso leggi razionali. Tuttavia la mentalità magica non è mai scomparsa.

Questa visione è un modo di “abitare il mondo” che riconosce una vitalità intrinseca nella materia, una connessione invisibile tra i nostri desideri e gli eventi esterni e la possibilità di influenzarli attraverso la parola e il rituale.

oltre la persecuzione

Il fatto di poter parlare di pratiche esoteriche (e praticarle) senza incorrere in sanzioni legali o penali è un fenomeno abbastanza recente. Per secoli l’approccio magico alla realtà è stato oggetto di censura sistematica. Già l’Antico Testamento scriveva: “Non lascerai vivere la strega” (Esodo 22, 18). E le cacce alle streghe che hanno segnato l’Europa tra il XIV e il XVII secolo, sono stata soprattutto un tentativo di sradicare quella specifica forma di conoscenza e di rapporto con la natura.

Ma nemmeno una repressione tanto intensa è riuscita a cancellare quelle conoscenze e quelle pratiche. Le ha invece costrette alla clandestinità o trasformate in tradizioni popolari mimetizzate. Il piattino con l’olio per togliere il malocchio ne è l’esempio più noto, presente nelle case delle nonne e anche nei reparti ospedalieri infestati dalle segretarie e dalle dottoresse…

Il volto attuale della magia

Al presente la magia si manifesta in molte pratiche, alcune innocenti come i sacchettini magici o l’acqua di San Giovanni, altre più hard core come la “negromanzia di ritorno” dovuta all’ingresso in Italia delle religioni africane e soprattutto sudamericane.

In ogni caso, chi prepara un sacchettino o un’infusione seguendo determinate corrispondenze (fasi lunari, orari planetari, intenzioni focalizzate) non sta solamente “giocando”, ma sta operando una trasmutazione di significato. L’interpretazione magica della realtà vede, per esempio, nelle piante “virtù” spirituali e non soltanto principi attivi farmacologici. Il filtro è il veicolo fisico di una volontà psichica. E quindi la pozione non è un inganno nei confronti della realtà, ma un potenziamento della stessa grazie all’unione di materia e spirito. Il bisogno di un contatto incantato con la natura è più vivo che mai.

Legamenti d’amore: magia del sentimento

Uno degli aspetti più controversi, ma anche più persistenti, della mentalità magica riguarda i legamenti d’amore. I legamenti d’amore, spesso liquidati come tentativi di manipolazione dell’altro, possono invece essere visti come la manifestazione rituale di un desiderio di stabilità in campo affettivo, ambito che per sua natura è spesso precario e mutevole. L’uso di nodi, di candele intrecciate o di formule non è che la manifestazione visibile di quella tensione interiore.

Abbiamo sempre cercato di ancorare i nostri sentimenti a qualcosa di tangibile e, nonostante le psicologie moderne offrano strumenti di analisi delle dinamiche di coppia più raffinati dei legamenti, molte persone continuano a sentire il bisogno di un atto che sancisca o protegga il legame su un piano invisibile. Qualcuno direbbe “energetico”. La persistenza di queste pratiche indica che, di fronte alla potenza di erotismo e amore, la ragione da sola può essere inadeguata a gestire l’intensità del vissuto.

L’atto psicomagico: rito che cura la mente

In tempi recenti, il concetto di “atto psicomagico” – termine reso celebre da Alejandro Jodorowsky – ha gettato un ponte tra la tradizione rituale del teatro e la psicologia del profondo. L’atto psicomagico è un’azione apparentemente illogica ma simbolicamente densa, che parla direttamente all’inconscio.

Bruciare una lettera, sotterrare un oggetto, cucirsi le intenzioni nelle mutande, sono atti che non agiscono direttamente sul mondo fisico, ma che modificano il modo in cui la psiche del paziente percepisce quel mondo e reagisce. Attraverso simboli concreti si processano il dolore, il lutto e il cambiamento.

L’eredità degli Asclepieion

Un esempio antico e dimenticato di questa mentalità si ritrova nella tradizione degli Asclepieion, i santuari dedicati al dio della medicina Asclepio che fiorirono nel mondo greco e romano. In questi complessi templari la cura aveva come momento fondamentale la pratica dell’incubazione: gli ammalati dormivano nel tempio in luoghi deputati, sperando in una visita della divinità che durante il sonno gli rivelasse le cause della malattia, o sperando perlomeno in un sogno significativo che potesse poi essere interpretato dai sacerdoti.

L’interpretazione magica della realtà qui era istituzionalizzata: il sogno era considerato un territorio di frontiera dove il divino forniva istruzioni, diagnosi o guarigioni dirette. Il sacerdote e il medico non erano figure contrapposte, anzi lavoravano fianco a fianco. Questa concezione del sonno come spazio sacro e trasformativo conferma come, fin dall’antichità, le persone abbiano cercato la chiave per ristabilire l’equilibrio fisiologico nella dimensione invisibile della psiche.

Ecate: la Signora delle soglie e il rito deI deipnon

In questo panorama di persistenze magiche, la figura di Ecate svetta su tutte le altre divinità. Dea della magia, colei che presiedeva ai crocicchi e alle transizioni, Ecate era l’unica divinità, insieme a Hermes, che poteva muoversi liberamente tra i tre mondi – cielo, terra e inferi – e questa sua natura liminale e transizionale la rendeva la protettrice di tutto ciò che accade sulle soglie e di tutto ciò che si trasforma.

Una curiosità spesso ignorata riguarda i deipnon (le cene) di Ecate. Alla fine di ogni mese lunare, al sopraggiungere della luna nuova, la gente deponeva i rifiuti mensili della casa e offerte di cibo – solitamente uova, porri, aglio e pesce – ai trivi e davanti agli altari di Ecate. Questo gesto era un atto di pulizia spirituale e di protezione: si offriva il pasto alla Dea e al suo seguito di anime inquiete affinché le energie residue e le inquietudini del mese trascorso venissero azzerate e si potesse ricominciare un mese nuovo senza fardelli. Una specie di raccolta differenziata ante litteram

Dalla Dea Una e Trina alla Signora delle streghe

Nella tradizione greca antica, Ecate nelle notti di novilunio guidava un corteo di anime inquiete e creature notturne attraverso il cielo. Erano le anime di quei morti che, per vari motivi, non erano potuti entrare nel mondo infero e ivi prendere residenza. Di qui, probabilmente, il prototipo della cosiddetta caccia selvaggia nordeuropea, anche se la derivazione non sembra dimostrata.

L’associazione di Ecate con la notte, con i morti e con il mondo infero la rendeva intrinsecamente pericolosa (ma quale divinità non è pericolosa se gli gira storto?). Con l’avvento del Cristianesimo e la successiva demonizzazione dei culti pagani, la mentalità magica diventò una deviazione eretica. La figura di Ecate fu fusa con quella di altre divinità, come la Diana romana o la cosiddetta Domina Abundia (la dea Abbondanza), e demonizzata. Le donne che possedevano saperi erboristici, che assistevano ai parti o che semplicemente vivevano ai limiti della società (come le vedove, le levatrici e le guaritrici) erano identificate come seguaci di questa antica divinità, ora del tutto trasfigurata, e di conseguenza come adoratrici del Diavolo.

Una caratteristica umana che non tramonta

Come mai l’interpretazione magica della realtà non scompare? La risposta risiede nel fatto che tale attitudine risponde a una domanda cui la scienza non offre risposta: la domanda sul significato. La scienza ci dice come funzionano le cose, la magia ci permette di instaurare una relazione personale con i fenomeni. L’interpretazione magica della realtà, al netto della realtà degli atti magici, è una specie di filosofia popolare. (A onor del vero anche la scienza permette una certa “relazione personale con le cose”: per esempio, se uno impara a fare i candelotti di dinamite può far saltare in aria il caveau di una banca e portarsi via il bottino. Per esempio…)

Nonostante i tentativi di ridurre la realtà a puro meccanismo, le nostre menti, o forse le nostre abitudini mentali, continuano a intravedere connessioni tra il microcosmo individuale e il macrocosmo universale. È la corrispondenza macro-micro di cui parlavano gli ermetici (e qui torniamo a Hermes, di cui sopra) e che oggi, in modi nuovi, continua a manifestarsi nelle pratiche olistiche, nella riscoperta dei miti e nella fiducia nel potere del gesto rituale.

La magia, intesa come interpretazione sacra della realtà e attività sul reale, rimane una nostra compagna silenziosa ma estremamente vivace, pronta a riemergere ogni volta che sentiamo il bisogno di ricordare che la vita è molto più di ciò che appare ai sensi.

Leggi gli altri articoli della categoria Ufficio di stregoneria

In occasione del Festival YogAssisi 2026 e delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario del passaggio di San Francesco, YogAssisi ETS è orgogliosa di presentare un’anteprima esclusiva: la limited edition del romanzo “Ufficio di stregoneria” di GM Turi. Questa pubblicazione speciale nasce dalla volontà di legare l’opera a un momento storico irripetibile, offrendo ai lettori un’edizione da collezione prima della distribuzione su larga scala. Questo, e gli altri articoli che seguiranno fino alla data del festival, ne presentano alcune tematiche in anteprima.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *