L’oro del naufragio
GM Turi
In occasione del Festival YogAssisi 2026 e delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario del passaggio di San Francesco, YogAssisi ETS è orgogliosa di presentare un’anteprima esclusiva: la limited edition del romanzo Ufficio di stregoneria di GM Turi. Questa pubblicazione speciale nasce dalla volontà di legare l’opera a un momento storico irripetibile, offrendo ai lettori un’edizione da collezione prima della distribuzione su larga scala. Questo, e gli altri articoli che seguiranno fino alla data del festival, ne presentano alcune tematiche in anteprima.
I PRIMI 30 ISCRITTI AL FESTIVAl YOGASSISI 2026 RICEVERANNO UNA COPIA OMAGGIO “YOGASSISI FESTIVAL 2026 – LIMITED EDITION” DEL LIBRO.

Il Circolo della Sibilla
Il Circolo della Sibilla era nato grazie a una di quelle fortunate circostanze per cui un evento fallimentare riesce a trasformarsi in un successo imprevisto, come se la mano invisibile del fato avesse mosso i pezzi sulla scacchiera in modo da dare l’illusione di fare un gioco mentre ne fa tutt’altro.
La prof. Mugnano Foglia era riuscita a farsi lasciare la sala conferenze del partito in città, uno stanzone ricavato nel refettorio di una piccola colonia marittima in disuso e ora risanata. Qui il partito teneva i suoi regolari convegni regionali, in numero di due l’anno, più altri eventi e attività sociali, cose che il vescovo e il depositario avrebbero evitato volentieri, ma alle quali infine non si erano opposti per logiche compromissorie di spartizione territoriale. In quei locali sul lungomare Isabella Mugnano Foglia avrebbe presentato una sua ricerca dal titoloIl valore sibillino del lavoro, un breve studio che lei riteneva originale ma che meglio poteva dirsi eclettico, forse anche eccentrico, non per questo meno meritevole di diffusione.
Il valore sibillino del lavoro
L’appuntamento era stato promosso con la newsletter del partito e la distribuzione locale di volantini, i quali però segnalavano tutti gli appuntamenti. Sta di fatto che, vuoi per la pubblicità insufficiente o forse il disinteresse dominante ai temi collettivisti del lavoro, alla conferenza si erano presentate solamente sei persone che lei non conosceva e che, con una sola eccezione, non si conoscevano, e che perciò non si erano neanche sedute vicine. Lo spazio vuoto della grande sala era desolante, ma la nostra si era ripetuta in punta di lingua che la terra emanava una vibrazione nel suo cuore e che quando la gente avrebbe visto che sapeva suonare, allora avrebbe suonato per sempre. Anche se al presente la gente erano cinque donne sparute e un tizio che probabilmente aveva sbagliato la strada per il centro anziani.
Davanti a quella miserevole platea e dopo un iniziale scoramento, all’ora prevista la prof. Mugnano Foglia aveva acceso il microfono e salutato cordialmente, “Buon pomeriggio e benvenute” poi era passata a introdurre direttamente “la ricerca di cui vi parlo stasera, che ha preso le mosse dalla lettura di un passo di Servio, un autore latino del quarto secolo che scrisse un commentario alle opere di Virgilio per fini eruditi e scolastici”.
Quale naufragio?
Il messaggio fondamentale che Isabella Mugnano Foglia aveva voluto trasmettere al suo gramo pubblico era che oggi siamo alla presenza di un naufragio. Che chi cerca una spiritualità autentica e originaria, e soprattutto se si tratta di donne, si trova davanti ai resti di un naufragio. Ma un naufragio vecchio di migliaia di anni e non causato da intemperie, ma da un attacco deliberato. Quando era successo? In epoca neolitica, probabilmente. Ma da allora, e sempre più con l’incedere dei secoli e dei millenni, l’attacco era continuato e ora si potevano trovare soltanto le reliquie del naufragio, consumate dal tempo, spesso pervertite nei significati.
“Noi invece” dice Isabella, “siamo tenute assolutamente, ripeto, assolutamente, a togliere le narrazioni e i nostri bisogni dalle mani degli uomini, perché la loro cultura si incorpora in noi e parla attraverso di noi, precisamente come le strutture moralistiche della religione germogliano anche dove si crede di averne fatto tabula rasa, camuffate in modi che neanche ce ne accorgiamo, perché sono l’aria che respiriamo e non possiamo evitarlo”.
E noi chi siamo?
“Anche quando abbiamo un Papa che ci dice che Dio è soprattutto padre ma anche madre, ce lo racconta lui, ce lo dà in concessione. Capite cosa intendo? Non è un nostro pensiero autentico, magari non è neanche un nostro desiderio autentico, e corrisponde invece a logiche interne alla cultura ecclesiastica e patriarcale. E noi chi siamo? Cosa vogliamo? Abbiamo ancora speranza di saperlo?
Noi abbiamo bisogno di una nostra voce autentica, senza andare a elemosinare il riconoscimento del sapiente di turno, sempre un maschio, guarda caso. Ed è anche inutile che ci rivolgiamo a discipline esotiche pensando di risolvere i nostri problemi, anzi è proprio in questi casi che dobbiamo stare più attente. Perché quell’aria esotica invece non l’abbiamo mai respirata e la inaliamo come fosse la nostra aria, mentre invece non lo è e non sappiamo più di cosa ci stiamo riempiendo”.
Negli ultimi secoli, per tirare una boccata d’aria e non morire asfissiati dai dogmi, tutti ci siamo un po’ rivolti all’oriente, soprattutto all’India. Ma più che altro abbiamo subito una colonizzazione inversa (reverse colonization), come i Romani subirono la colonizzazione filosofica della Grecia: Graecia capta ferum victorem cepit, “la Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore”.
Alla ricerca delle radici italiche
“Io personalmente” conclude Isabella, “ricerco una spiritualità e una religiosità nostre, italiche, originarie, niente che sia su licenza in greco o in ebraico o in sanscrito, ma nemmeno in latino, che già tutto il paganesimo è compromesso da un pensiero maschilista. Certo, duemila e passa anni fa i relitti emersi erano più grandi, meno consunti, forse anche più comprensibili. Probabilmente le esperienze più significative di quanto c’era stato erano tenute segrete, non se ne parlava né tantomeno se ne scriveva, i culti misterici forse erano questo.
Rimaneva in qua e in là un relitto, come nella casta delle sacre vestali. Che pure erano sottomesse a condizioni maschili come la verginità, e se non le rispettavano venivano giustiziate, anzi, ammazzate, perché di giustizia ce n’era gran poca!
Noi oggi siamo tenute a fare riferimento a ciò che c’è e non a quello che ci raccontano. Ma non abbiamo niente in mano se non dei reperti archeologici muti, frantumi di qualcosa che ci fu ma che non possiamo più leggere né probabilmente comprendere. Non importa. Per noi quello è l’oro del naufragio. Lo useremo per lasciarci ispirare, lo ascolteremo e lo lasceremo parlare dentro di noi finché non ci risuonerà, e poi ci riprenderemo i nostri spazi secondo i nostri desideri e i nostri bisogni”.
La scatola nera della Sibilla
Tutto in qualche modo lascia un segno. Le forze soprannaturali che esistevano in Italia in epoca preromana, i Romani le chiamavano Di indigetes, le divinità indigene. Abitavano le valli, le fonti e i boschi prima che il Pantheon greco colonizzasse l’immaginario italico. Quando la definizione fisica delle divinità non si basava sull’antropocentrismo e gli esseri umani non credevano che esistessero divinità esclusive, solo per loro, che estromettevano gli animali, le piante e il resto del mondo. E il paesaggio era sacro, perché tutto era meraviglioso e numinoso.
“Ecco, io in questo pandemonio ho scelto come mio relitto musivo la fata Sibilla. L’ho scelta perché è un relitto insidioso, una specie di scatola nera che, per quanto acciaccata, porta in sé le informazioni necessarie a capire quello che si può ancora capire. È un relitto tanto insidioso che, unica fra tutte le divinità precristiane e anche prepagane, è riuscita a infilarsi nei libri oracolari di Roma antica, negli oracoli cristiano-giudaici, nella Cappella Sistina, nel pavimento del Duomo di Siena e nella Casa Santa di Loreto, e ha pervaso il sentire popolare delle nostre montagne. Alla sua grotta e al suo lago possiamo salirci a piedi, ci basta fare una gita di un giorno. Anche se ormai la grotta l’hanno fatta crollare e il lago…”.


In occasione del Festival YogAssisi 2026 e delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario del passaggio di San Francesco, YogAssisi ETS è orgogliosa di presentare un’anteprima esclusiva: la limited edition del romanzo “Ufficio di stregoneria” di GM Turi. Questa pubblicazione speciale nasce dalla volontà di legare l’opera a un momento storico irripetibile, offrendo ai lettori un’edizione da collezione prima della distribuzione su larga scala. Questo, e gli altri articoli che seguiranno fino alla data del festival, ne presentano alcune tematiche in anteprima.

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