Il sogno come confine: tra l’eterno e l’effimero

Ditlev Blunck, Mareridt

GM Turi

Insegno lingua e cultura italiana stranieri. Sono il fotografo di YogAssisi e il curatore didattico della scuola Satkama Yoga.

Nelle nostre quotidianità tendiamo a percepire la realtà come una struttura solida, definita da leggi fisiche certe e immutabili e da una progressione lineare del tempo. Viviamo inoltre all’interno di un perimetro che consideriamo “il reale”, scandito dal ritmo incessante del fare, del produrre, del consumare. Tuttavia, esiste uno spazio – sottile, silenzioso e spesso oramai ignorato – in cui queste certezze si dissolvono: è il regno del sogno, laddove il sentire e il simbolico intessono un’altra realtà.

Sognare non è semplicemente un’attività fisiologica residuale del cervello a riposo. È invece un atto di attraversamento, un varcare una soglia tra dimensioni apparentemente inconciliabili: vita e morte, coscienza razionale e onirica, simbolismo dell’inconscio e materialismo delle nostre esistenze corporee.

La natura transitoria del linguaggio (orale)

Per meglio comprendere il sogno, è necessario anzitutto guardare alla natura dell’essere umani. La nostra condizione è intrinsecamente transitoria. Siamo esseri carnali imbevuti di respiro, soggetti al fluire inesorabile del tempo che ci fa vivere e cambiare e che ci consuma. Il linguaggio stesso, il nostro principale strumento di comunicazione con gli altri e di espressione delle nostre interiorità, riflette questa caducità: la parola parlata è suono – vibra nell’aria per un istante e poi svanisce. È un fenomeno effimero che porta con sé l’eco inesorabile della nostra mortalità.

Tuttavia, in un certo momento della nostra evoluzione (o della rivelazione della divinità, ammesso che ci sia differenza tra le due visioni filosofiche della realtà), abbiamo inventato un paradosso: la scrittura. La scrittura è il tentativo disperato e insieme geniale di trattenere il suono, di fissarlo in un segno che resti inalterato. Questa permanenza, in un senso primitivo, è il primo successo umano di mimare l’eterno. L’eterno che appartiene agli dèi. E che appartiene al regno dei morti.

In questo senso la scrittura è a tutti gli effetti una forma di sogno: un ponte costruito tra chi scrive, chi non c’è più e chi non c’è ancora; tra chi abita il presente e chi dimora in un’altra dimensione temporale e spirituale. La scrittura magari è stata anche inventata per tenere i conti delle derrate alimentari, ma ha immediatamente esplicitato questa sua capacità di dialogare con le pieghe dell’invisibile e per questa sua caratteristica fu considerata un atto sacro e consacrato.

Il corpo come antenna: la ricezione del senso

Siamo abituati a ritenerci gli artefici delle nostre azioni, dei nostri pensieri e delle nostre parole, quel modo cioè di intendere la realtà che è stato definito genericamente libro arbitrio. L’esperienza profonda però ci suggerisce altro, cioè una serie inesauribile di micro-cascate di bisogni, pensieri e desideri che, al di fuori di ogni nostro controllo, condizionano e determinano le nostre parole dette e le nostre scelte fatte.

La semplice espressione “mi è venuta un’idea” non è un modo di dire casuale: è una rivelazione fenomenologica. Le idee (“oggetti” del tutto spirituali) vengono a pensarsi nelle nostre menti. Le idee si incarnano alla ricerca di un veicolo, di un mezzo di espressione. Come scrisse una volta Julio Cortázar, “le cose invisibili devono incarnarsi, le idee cadono a terra come colombe morte” (da Come va, López? in Storie di cronopios e di famas).

Di più: i nostri corpi sono costantemente esposti a una marea di informazioni, suggestioni, immaginazioni e ricordi che fluttuano nel campo dell’inconscio collettivo, per così dire. Il nostro corpo-antenna è costantemente esposto a tutti gli impulsi dell’universo, per quanto a ognuno di noi sia possibile recepirne soltanto una minima parte, in parte per vincoli di specie e in parte per caratteristiche individuali innate. “Ciò che percepiamo non è la realtà, ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere” (Donald Hoffman, L’illusione della realtà. Come l’evoluzione ci inganna sul mondo che vediamo).

Dal caos all’ordine

Se invece vogliamo predisporci a una ricezione diversa da quella naturale, sia mirata o espansa, dobbiamo uscire dagli automatismi biologici e sociali: da una parte grazie all’uso di strumenti che ci permettono un’espansione sensoriale, dall’altra invocando su di noi le conoscenze che vogliamo. Questa è una spiegazione semplificata, ma quando ci si interessa profondamente a un tema, quando si studia, quando si prega, quando si cerca e si presta attenzione, si sta effettivamente mettendo a punto la propria “antenna”.

In quest’ottica, il momento della ricezione è per sua natura caotico. Possiamo definirlo a tutti gli effetti uno “spazio onirico”, dove la natura non distingue tra il “bello” e il “brutto”, tra ciò che è utile e ciò che invece è insulso o tra ciò che è “giusto” e ciò che è “sbagliato”. Nel regno del sogno tutto ha diritto di esistenza e tutto è possibile. Ed è qui che risiede la purezza del materiale onirico: è grezzo, vitale, privo di censure.

Sarà poi la nostra coscienza razionale, con i suoi gusti limitati, i suoi bisogni di ordine, le sue necessità pratiche e magari commerciali a mettere ordine in quel materiale grezzo, amorale, reversibile, teriomorfo e privo di censure. Saremo noi che dal magma onirico della coscienza illimitata selezioneremo le “cose” buone per la coscienza razionale e per la vita sociale.

Il sogno della storia e il presente

Al centro del romanzo Ufficio di stregoneria c’è un sogno: una cinghialessa bianca con quattro cuccioli luminosi che si manifesta sul limitare di un bosco. Il cinghiale incarna una dualità ancestrale. Nella mitologia celtica simboleggiava forza indomita e coraggio, come anche nella mitologia greca, nonché la conoscenza suprema e la connessione con il divino. Nella tradizione medievale cristiana assunse una valenza negativa di ferocia, lussuria e peccato, emblema del vizio e dell’oscurità a causa del suo aspetto irsuto e delle abitudini notturne e devastatrici. In Oriente invece è ancora ammirato per la sua determinazione e la fertilità.

Questo è il nucleo onirico di tutto il romanzo: il divino che irrompe nell’umano, la vita che si intreccia con la morte, il simbolico che cerca senza successo di parlare al letterale, il passato che si proietta sul presente e il sogno della storia che si diffonde sul sogno del presente per ricordarci che, tutto sommato, la vita è un sogno. E questa non è sicuramente un’idea tanto originale… Ma se la vita è un sogno, allora le barriere tra noi e i nostri antenati, tra noi e le nostre potenzialità inespresse, tra noi e gli dèi si assottigliano. I limiti invalicabili del mondo materiale si fanno labili e ciò che prima era impossibile e insensato inizia ad acquisire un senso del tutto nuovo, o se non nuovo diverso dal solito.

Verso un’eternità impermanente

Se il sogno è dunque l’attraversamento di un confine, siamo costretti anche a riconsiderare il nostro impatto sul mondo. Se accettiamo che la realtà sia un intreccio di comunicazioni su vari piani e livelli, allora anche il nostro modo di agire cambia, o dovrebbe cambiare: diventiamo più attenti, più in ascolto, meno presuntuosi riguardo alle nostre qualità, soprattutto se tali qualità sono innate e le abbiamo ricevute senza alcun merito.

Siamo esseri umani impermanenti, destinati a svanire come il suono di una parola detta, ciò nonostante attraverso la scrittura, il sogno e la memoria possiamo partecipare all’eterno. Lasciare spazio ai sogni significa onorare il legame invisibile che ci unisce al tutto, permettendoci di essere, finalmente e pienamente, ciò che siamo: i custodi di realtà momentanee che però hanno la dignità dell’infinito.

Il romanzo Ufficio di stregoneria di Laverna Della P. sarà presente al Festival YogAssisi 2026 in anteprima esclusiva, con una limited edition che nasce dalla volontà di legare l’opera al momento storico irripetibile dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.

Sabato 17 ottobre alle ore 21:30 si propone l’evento speciale: “Ufficio di stregoneria – Una sacra rappresentazione in sei momenti” ispirata al romanzo Ufficio di stregoneria di Laverna Della P. Un’esperienza immersiva di Recitazione (Valentina Turi & Carlo Carones, con GM Turi), performance di Danza (Daniela D’Aurizio) e Meditazione con campane tibetane (Agnese Gentili).

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Il prezzo originale era: 235,00 €.Il prezzo attuale è: 190,00 €.
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In occasione del Festival YogAssisi 2026 e delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario del passaggio di San Francesco, YogAssisi ETS è orgogliosa di presentare un’anteprima esclusiva: la limited edition del romanzo “Ufficio di stregoneria” di Laverna Della P. Questa pubblicazione speciale nasce dalla volontà di legare l’opera a un momento storico irripetibile, offrendo ai lettori un’edizione da collezione prima della distribuzione su larga scala. Questo, e gli altri articoli che seguiranno fino alla data del festival, ne presentano alcune tematiche in anteprima.

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