Grimori e libri d’ore: il fascino segreto dei libri magici e sacri

Jean Jacques Henner, La liseuse

GM Turi

Insegno lingua e cultura italiana stranieri. Sono il fotografo di YogAssisi e il curatore didattico della scuola Satkama Yoga.

La magia della pagina scritta

C’èstato un momento nella storia dell’umanità in cui la parola ha smesso di essere un soffio ed è diventata un corpo: quando da parola detta è diventata parola scritta, e il soffio è diventato libro. Molto prima di diventare strumento di raccolta e diffusione del sapere o passatempo da comodino, il libro è stato un oggetto sacro, un contenitore magico capace di trattenere la realtà, di evocarla e di modificarla.

La scrittura era l’esercizio di un potere divino: dare forma visibile all’invisibile. Non per caso in antico egizio i geroglifici erano chiamati medu netjer, “parole del dio”. Possedere un libro, saperlo decifrare e saperlo copiare, cioè in pratica sapere leggere e scrivere, era un atto quasi-sacerdotale. La pagina scritta era uno spazio rituale: un luogo per tenere sotto controllo il flusso della vita (amministrazione delle derrate alimentari) e quello della morte (accesso sicuro al mondo infero).

Parlare con i morti: un confine di simboli tra i due mondi

Nella visione antica il cibo da immagazzinare e ridistribuire erano i cereali e i cereali crescevano dalla terra, erano quindi un prodotto del mondo infero. La scrittura serviva a regolare le relazioni tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, che si sostentavano a vicenda. Scrivere, nella sua accezione più arcaica, era un atto di negromanzia. Oltre a regolare le relazioni alimentari tra i due mondi, la scrittura permetteva a chi non c’era più di parlare ancora e a chi restava di inviare messaggi nell’oscurità dell’aldilà.

Il Libro dei morti egizio: una mappa per l’eternità

Il più celebre esempio di questa “tecnologia relazionale” è senza dubbio il Libro dei morti dell’antico Egitto (il cui titolo originale, Libro per uscire al giorno o Libro per emergere dalla luce, ne svela già la natura magica). Non si trattava di un testo sacro da leggere in vita, ma di un vero e proprio kit di sopravvivenza per l’anima del defunto nel viaggio attraverso il Duat, l’oltretomba.

Scritto su rotoli di papiro e deposto nei sarcofagi, il Libro dei morti conteneva formule magiche, inni, preghiere e, soprattutto, i nomi segreti dei guardiani delle porte infernali.Nella visione magica egizia, conoscere il nome di un’entità significava la possibilità di esercitare il proprio potere su di essa. Senza quel testo scritto l’anima sarebbe rimasta errante, preda dei mostri del mondo dei morti o incapace di superare la pesatura del cuore davanti a Osiride. La scrittura qui non descrive il sacro ma lo crea, garantendo l’immortalità attraverso la precisione della formula magica affidata al segno grafico.

Le defixiones: messaggi d’odio affidati alla terra

Esiste però un lato molto più terreno, viscerale e oscuro di questa comunicazione bilaterale. Nel mondo greco-romano la scrittura magica non serviva più a salvare l’anima, ma a maledire i vivi per mano dei morti.

Le defixiones erano sottili fogli di piombo – un metallo freddo, pesante, associato alle divinità infere – su cui venivano incise maledizioni legate a questioni di “amore” o formule per impedire il successo ai rivali in affari e perfino nelle corse dei cavalli. Una volta scritte, spesso con una grafia invertita o intrecciata per confondere la vittima, le lamine venivano arrotolate e trafitte con un chiodo (defigere significa appunto “inchiodare”, “conficcare”, “immobilizzare”). Erano poi depositate in luoghi considerati canali di comunicazione con il mondo infero, gli inframondi: pozzi, sorgenti d’acqua profonda o le tombe dei morti prematuri o per morte violenta.

Il meccanismo magico era tanto geniale quanto sinistro: il defunto, intrappolato in una terra di mezzo (i morti prematuri o morti per morte violenta non avevano accesso al regno di Ade e vagavano con Ecate nelle notti di luna nuova), veniva usato come un postino dell’oscurità. Il vivo scriveva il messaggio sul piombo, lo consegnava al morto nella sua tomba e il morto, nel suo vagare notturno, portava la maledizione direttamente al cospetto degli dèi infernali affinché venisse eseguita. Le divinità di riferimento per l’esecuzione delle maledizioni erano Ecate, Ade, Persefone, Ermes o i loro corrispettivi latini, ma si poteva fare riferimento anche a altre divinità locali come dimostrano esplicitamente i ritrovamenti nella fonte di Anna Perenna a Roma.

Grimori: autorità del sangue e dell’inchiostro

Nel Medioevo e nel Rinascimento, questa concezione tocca il suo apice con la nascita dei grimori. Il termine stesso, che deriva probabilmente da grammaire (la grammatica, la struttura formale della lingua), ci svela una verità fondamentale: la magia è una questione di lessico e di sintassi. Chi controlla la parola, controlla le forze dell’universo.

I grimori non erano manuali da leggere, ma strumenti pratici per uso magico. Spesso scritti in un latino volutamente oscuro, infarciti di ebraismo corrotto, greco antico e simboli geometrici di ogni tipo, promettevano il controllo sugli spiriti, la scoperta di tesori nascosti, l’invisibilità e il controllo degli altri. Testi come la Chiave di Salomone o il Lemegeton non erano stampati in serie (dopo l’invenzione della stampa, ovviamente) ma manoscritti unici, copiati di notte, a volte scritti con inchiostri miscelati con sangue, polvere di magnete o piante sacre raccolte durante specifiche lunazioni.

Libri d’ore: devozione e ombra

Se il grimorio rappresentava il lato oscuro della relazione personale della strega o del mago tra scrittura e aldilà, c’era un altro tipo di libro che agiva nel silenzio delle stanze private ma in senso luminoso, pur sempre muovendosi lungo il confine d’inchiostro tra il mondo umano e quello divino: il libro d’ore.

I libri d’ore erano i bestseller del tardo Medioevo, raccolte di preghiere, salmi e uffici liturgici pensati per i laici, affinché potessero scandire la propria giornata secondo i ritmi monastici delle ore canoniche (Mattutino, Lodi, Prima, Terza…). Ma i libri d’ore erano anche (e forse soprattutto) oggetti di sfarzo straordinario. Miniati con oro zecchino, azzurro d’oltremare e pigmenti preziosi, riflettevano lo status sociale del proprietario.

Tuttavia, la luce evoca sempre l’ombra. Accanto ai libri d’ore tradizionali, la storia ci ha consegnato rari ed enigmatici esemplari noti come libri d’ore neri. Realizzati su pergamena tinta artificialmente di nero con bagni di ferro e tannino, scritti con inchiostri d’oro e d’argento (pigmenti chimicamente instabili che spesso finivano per corrodere la pergamena stessa), questi codici emanavano un’atmosfera notturna, quasi spettrale, sebbene i testi fossero formalmente ortodossi. Nel segreto delle case, la distinzione tra la preghiera e il sortilegio poteva essere straordinariamente sottile. Molti libri d’ore venivano personalizzati dai proprietari, che annotavano nei margini formule di medicina popolare, scongiuri contro la febbre o date di nascita astrologicamente rilevanti.

Gli almanacchi e la sapienza della terra

Se si usciva dai palazzi nobiliari per andare in campagna, il libro d’ore diventava almanacco. L’almanacco era la biblioteca del popolo, dove la conoscenza contadina veniva trascritta mescolata ai precetti ecclesiastici. Vi si trovavano i giorni favorevoli per la semina, le previsioni meteorologiche basate sull’osservazione dei santi dell’anno, i rimedi erboristici e le antiche fiabe che custodivano, sotto forma di metafora, i miti precristiani. Per una comunità rurale, saper leggere i segni del cielo attraverso le pagine dell’almanacco era anche una questione di sopravvivenza, ammesso e non concesso che tali relazioni fossero poi effettive.

Il fascino dell’assurdo: libri senza significato

C’è infine una categoria di libri ancora più inquietanti, quelli cioè che rifiutano di farsi decifrare. Libri che sembrano contenere tutta la conoscenza dell’universo, ma che sono scritti in lingue inesistenti, alfabeti “alieni” o cifrari inviolabili.

Il manoscritto Voynich, per esempio, è un codice quattrocentesco pieno di illustrazioni di piante mai viste sulla Terra, diagrammi astrologici bizzarri e figure femminili nude immerse in vasche collegate da tubature. Nonostante i tentativi di crittografi, linguisti e intelligenze artificiali, il Voynich rimane muto. È un grimorio o una raffinata beffa storica?

Analogamente il Codex Seraphinianus, creato negli anni ’70 del Novecento dall’artista Luigi Serafini, è un’enciclopedia di un mondo surreale, scritta in un alfabeto inventato e illeggibile, forse su imitazione del Voynich o a questo ispirato.

Questi libri, privati di un significato letterale, costringono il lettore a rinunciare alla logica lineare per entrare nel regno dell’intuizione e del simbolo puro, lì appunto dove la magia è più potente.

Il mistero del libro d’ore di Caterina Bron Quimby

Ogni grimorio e ogni libro d’ore risponde a una necessità profonda: eseguire un patto tra chi scrive e le forze che governano l’invisibile. Nel romanzo Ufficio di stregoneria tale patto viene manipolato da Caterina Bron Quimby, consorella del Circolo della Sibilla, la quale ha la missione singolare di illustrare un libro d’ore magico per l’uso esclusivo delle ancelle inutili della Casa della Sagra Rimessa, ordine femminile afferente alla figura della santa cittadina.

In questo contesto ogni ulteriore approfondimento sarebbe una “spoilerata” e ci si deve accontentare di mostrare l’insensatezza della situazione: una strega a cui una abbadessa commissiona le illustrazioni di un libro d’ore per la sua comunità religiosa. In questo senso la situazione che si sviluppa nel romanzo riecheggia la nota storia moralizzata della rana e dello scorpione, versione nichilista di un’antica favola del Pañcatantra, dove però la rana è una tartaruga e la storia ha una conclusione karmica.

Il romanzo Ufficio di stregoneria di Laverna Della P. sarà presente al Festival YogAssisi 2026 in anteprima esclusiva, con una limited edition che nasce dalla volontà di legare l’opera al momento storico irripetibile dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.

Sabato 17 ottobre alle ore 21:30 si propone l’evento speciale: “Ufficio di stregoneria – Una sacra rappresentazione in sei momenti” ispirata al romanzo Ufficio di stregoneria di Laverna Della P. Un’esperienza immersiva di Recitazione (Valentina Turi & Carlo Carones, con GM Turi), performance di Danza (Daniela D’Aurizio) e Meditazione con campane tibetane (Agnese Gentili).

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Il prezzo originale era: 235,00 €.Il prezzo attuale è: 190,00 €.
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In occasione del Festival YogAssisi 2026 e delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario del passaggio di San Francesco, YogAssisi ETS è orgogliosa di presentare un’anteprima esclusiva: la limited edition del romanzo “Ufficio di stregoneria” di Laverna Della P. Questa pubblicazione speciale nasce dalla volontà di legare l’opera a un momento storico irripetibile, offrendo ai lettori un’edizione da collezione prima della distribuzione su larga scala. Questo, e gli altri articoli che seguiranno fino alla data del festival, ne presentano alcune tematiche in anteprima.

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